Mettere a confronto fondo pensione e PAC su ETF è un esercizio che molti risparmiatori italiani fanno male perché sommano mele e pere: il primo è un veicolo previdenziale con vincoli e leve fiscali, il secondo è un piano di accumulo finanziario liquido. Vediamo i numeri.
Il punto: due strumenti, due scopi diversi
Il fondo pensione è regolato dal D.Lgs. 252/2005, vigilato da COVIP, fiscalmente agevolato in entrata (deducibilità) e in uscita (15% scalare al 9%), ma quasi illiquido prima della pensione. Un PAC su ETF è un investimento finanziario standard: liquidità totale, tassazione 26% sui capital gain alla vendita, nessuna deduzione.
I costi: la differenza è enorme
La Relazione Annuale COVIP 2024 misura l'Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) a 35 anni: i fondi negoziali stanno mediamente a 0,45%, gli aperti a 1,32%, i PIP a 2,21%. Un ETF azionario globale (es. VWCE, SWDA) viaggia tra lo 0,12% e lo 0,22% di TER.
Bogle ricorda nei Bogleheads' Guide to Retirement Planning che il costo totale medio di un fondo USA è 3,3% (1,1% advisory + 0,5% operating + 0,7% transaction + 0,4% opportunity + 0,6% sales). Su 40 anni a 3.500 dollari/anno significa 1,96 milioni a 10,5% lordo vs 788K a 7,2% netto: più della metà del patrimonio finale.
La leva fiscale: deducibilità e tassazione finale
In Italia si deducono fino a €5.164,57/anno dal reddito imponibile IRPEF. Per chi sta nello scaglione 43% lo "sconto" lordo è €2.220 l'anno. In uscita, le prestazioni del fondo pensione sono tassate al 15%, ridotto di 0,3 punti per ogni anno oltre il quindicesimo di adesione, fino al 9%. Capital gain sull'ETF: 26% standard.
Liquidità: il prezzo che non si vede
Il fondo pensione consente anticipazioni: fino al 75% per acquisto/ristrutturazione prima casa (dopo 8 anni), 100% per spese sanitarie gravi, 30% per "altre esigenze" (dopo 8 anni, tassazione 23%). Il PAC ETF è 100% liquido in qualunque momento. Per chi non sa se a 50 anni gli servirà liquidità per cambio professionale o famiglia, la rigidità del fondo ha un costo psicologico oltre che operativo.
Simulazione a 30 anni
Versamento €1.000/mese, rendimento reale 5%/anno, scaglione IRPEF 43%:
- PAC ETF TER 0,20%, tassazione finale 26%: capitale a 30 anni ~€797K, netto post-cap-gain ~€660K.
- Fondo pensione negoziale ISC 0,45%, deducibilità riapplicata a una contribuzione equivalente lorda, tassazione finale 9%: capitale ~€770K, netto ~€700K, ma con €66K di risparmio IRPEF cumulati.
- Fondo pensione aperto ISC 1,32%: capitale ~€680K, netto ~€619K.
La forchetta dipende fortemente dal costo: tra negoziale e PIP medio (2,21% ISC) ballano oltre €200K finali.
L'ottica europea: PEPP, Riester, PER
Per il lettore non italiano, il quadro cambia ma il principio resta. Il Regolamento UE 2019/1238 ha introdotto il PEPP (Pan-European Personal Pension Product) con TER capped 1,0% e portabilità cross-border. In Germania, BaFin riporta costi medi di Riester e Rürup tra 1,5% e 2,5%. In Francia, AMF stima TER medio di PER tra 1,5% e 2,0%. Nei Paesi Bassi, i pensioenfondsen DC viaggiano tra 0,4% e 0,6%, tra i più bassi d'Europa.
Conclusione descrittiva
I dati storici raccontano una matematica chiara: il costo è il fattore singolo più predittivo del rendimento netto a lungo termine. La fiscalità rilancia il fondo pensione per chi è nello scaglione IRPEF alto e non prevede di toccare quei soldi prima dei 60 anni. Il PAC ETF resta superiore in flessibilità e costi totali. Molti lettori europei combinano i due veicoli — quota dedotta del lordo nel fondo pensione, surplus in PAC ETF — proprio per non scegliere.